STORIA
Il Teatro Impavidi venne costruito in soli due anni, 1807-1809, su iniziativa della nascente borghesia sarzanese, divenendo immediatamente operativo sotto il controllo e la direzione degli otto Impavidi che si costituirono in Accademia nel 1813 sul modello delle  Accademie toscane già attive a Massa con i Rinnovati, a Carrara con gli Animosi, a Fivizzano con gli Imperfetti.
Era consuetudine di allora che per le “fabbriche” di carattere pubblico, e in particolare per i teatri, si  riutilizzassero le solide fondazioni di chiese e conventi, luoghi di culto tradizionalmente costruiti in posizioni strategiche. L’Impavidi non fece eccezione: sarebbe sorto sulle ceneri del Convento dei Padri Predicatori Domenicani  integrandone le preesistenze più significative quali il Chiostro - oggetto di scavi e restauri archeologici  recentissimi - e la Cappella della Vergine del Rosario (ubicata sul lato est del teatro). La facciata apre sulla centralissima Piazza Garibaldi.
Opera imponente, il secondo teatro della Liguria dopo il Carlo Felice poteva ospitare fino a novecento spettatori  (quando a teatro si stava in piedi…). L’architetto Bernardo Valenti cui  definitivamente  fu affidato il progetto, aveva  coniugato elementi di architettura neoclassica, evidenti nella  facciata e in alcune decorazioni della sala, con altri più tipicamente tardo settecenteschi quali, ad esempio,  la pianta della sala di spettacolo a ferro di cavallo abbracciata da tre ordini di palchi e dal loggione.
Nel suo ciclo di vita ormai lungo di oltre due secoli, il teatro ha attraversato alterne vicende. Sia dal punto di vista della sua offerta culturale, che ha conosciuto periodi di autentico splendore intercalati a fasi di inattività, sia da quello dello stato di salute delle sue strutture e delle componenti architettonico-impiantistiche-scenotecniche. All’inizio di questo nuovo millennio esse denunciavano uno stato di degrado estremamente profondo, da terra a cielo; la situazione reale era difficilmente diagnosticabile dall’esterno: l’edificio era inadeguato dal punto di vista sismico e della sicurezza antincendio, fatiscente, le sue condizioni igienico-sanitarie improponibili, gli impianti tutti ormai fuori normativa, la componente scenotecnica basica e inaffidabile.
Dopo la fase progettuale svoltasi nel 2001 a seguito di gara ad evidenza pubblica, nel 2002 veniva indetta la gara per il primo Lotto dei lavori prevalentemente riguardanti il riassetto e consolidamento  dei solai del corpo anteriore, la sostituzione della sua copertura e il complesso consolidamento di quella della sala di spettacolo. Veniva altresì rimossa la controsoffittatura installata a protezione degli spettatori della platea affinchè non fossero colpiti dai lacerti della volta dipinta insistente sopra le loro teste.
Conclusa l’interruzione dell’appalto principale avvenuta a causa dell’abbandono del cantiere dell’impresa affidataria, i lavori del primo lotto si concludevano nel 2006. Seguirono molteplici lotti di modesti importi lavori fino al 2013 quando il Comune di Sarzana ricevette il finanziamento per il Progetto Generale di Completamento. I lavori furono consegnati il 30 giugno 2015 e conclusi il 31 luglio 2017.  Seguì l’inaugurazione del 28 agosto scorso.
Dal 2001 al 2018 i progetti e la direzione lavori sono stati condotti dall’arch. Luisella Pennati sotto l’Alta Sorveglianza della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Genova nella persona del Funzionario geom. Enrico Vatteroni. Per le strutture: ing. C. Testa (†2004) cui è succeduto ing. Manuel Martini; per gli impianti: ing. L. Amman ritiratosi nel 2015 e sostituito con l’ing. Sergio Savio. L’arch. G. Lazzeroni si è ritirato nel 2015.
 
Risolte finalmente le lacune strutturali, antincendio, di sicurezza, di barriere, impiantistico-scenotecniche e architettoniche il Teatro ha potuto dedicare  90 giorni alla propria bellezza grazie al finanziamento del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Il progetto di restauro della sala di spettacolo e del Foyer, seguito dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Genova ci restituisce finalmente l’immagine di un teatro comme il faut: le balaustre delle barcacce, le lesene e l’architettura delle  trabeazioni sono state restituite ai loro rilevati e alle loro cromìe così come la balaustra del palco centrale dove impera il famoso “leoncino” simbolo degli Impavidi. Le cariatidi restaurate poste sulle testate delle paretine divisorie dei palchetti risaltano in tutta la loro bellezza sullo sfondo del nuovo smalto spugnato color “rosso caronte” che interessa i nuovi poggiagomiti, le mantovane dei palchetti e le poltroncine della platea chiudendosi sul sipario di velluto. Nei palchetti trovano posto sedie chiavarine dorate con rivestimento in velluto rosso. Il soffitto dipinto del Foyer è incorniciato dall’avorio declinato in alcune sfumature delle pareti e del pavimento.
I lavori di restauro sono stati seguiti dalla S.A.B.A.P. di Genova con la rest. Paola Parodi e il Funzionario ispettore geom. Enrico Vatteroni. Progetto e Direzione lavori arch. Luisella Pennati.
 
Cronologia degli eventi legati alla storia del Teatro degli Impavidi .
 
1442 . 12 agosto
Vengono consacrati chiesa e convento intitolati a San Domenico , edificati nel sito ove oggi sorge il teatro.
1798. 16 luglio
Il convento , già in fase di abbandono da molti anni, viene soppresso ,in ossequio alle nuove  disposizioni del codice napoleonico sulle proprietà ed i beni  ecclesiastici.
1807. 14 aprile
Il convento viene acquistato all’asta da 14  cittadini, esponenti delle nobili  famiglie sarzanesi ,per 3025 franchi,con l’intenzione di costruire un nuovo teatro , più ampio e sicuro del teatro preesistente in un diverso  settore della città , documentato fin dal 1765 , proprietà dei Durazzo genovesi
1807. 31 maggio
Gli 8 rimasti del gruppo iniziale ( Luigi Bernucci, Giuseppe De Benedetti , Agostino Magni Griffi , Azzolino Malaspina , Giuseppe Picedi , Gio Batta Picedi-Benettini, Cesare Remedi, Gio Batta Valenti ), dopo il ritiro dei 6 soci “… convinti  che mal s’adibisse a pubblico divertimento un locale già riservato a religiose funzioni “ , redigono presso il notaio Conti i “capitoli” per la “società del nuovo teatro” e decidono di costituirsi in  “Accademia degli Impavidi”.
Dall’atto di costituzione, emerge la volontà degli “Impavidi” di costruire   : “..un teatro regolarmente costruito e proporzionato all’opulenza e al numero della popolazione e dei circonvicini e forestieri che ordinariamente o accidentalmente possono concorrervi , non solamente il Decoro , ed il lustro d’un paese qualunque ma, per così dire , il termometro ancora della civilizzazione , della cultura, e del buongusto degli abitanti ;premurosi perciò di procurare alla loro patria un tale ornamento e ai loro concittadini la riputazione di civili e colte persone”
1807-1809
 Il progetto per il nuovo teatro viene affidato all’architetto romano Paolo Bargigli , nominato proprio in quell’anno dalla principessa  di Lucca Elisa Baciocchi “Professore di Architettura presso la Riformata Accademia di Belle Arti di Carrara”.
Una prima versione del progetto  trovò gli Accademici del tutto insoddisfatti “il disegno non appena fu presentato risultò mal’adatto , come quello avrebbe fornito un teatro inelegante e troppo vasto …” , e intenzionati a procedere ad un nuovo incarico,  “…volsero in mente di commettere ad altro artista un nuovo disegno …”,
Il Bargigli , molto contrariato , provvide a redigere una seconda versione del progetto , sostenendo, nell’inviarla al “maire” della città ,ed accademico , Luigi Bernucci  : “… ho la superbia di dirle che nel Genovesato , per l’eleganza , distribuzione e solidità ,[il teatro] non sarà certo l’ultimo”. Gli Accademici , tuttavia , rifiutano il nuovo  elaborato,  poiché : “…anche nella preparazione del  secondo disegno , il Bargigli s’era mostrato, a detta di alcuni, assai impari nell’ufficio …”.
Del progetto dell’architetto romano venne  ritenuta valida solo una minima parte  ,finchè   “ …finalmente al suo disegno fu sostituito quello del socio Bernardo Valenti “
 Dal manoscritto autografo di Bernardo Valenti (conservato nella Biblioteca di Catiglione del Terziere ) : “…il nuovo teatro costruito in Sarzana non è disegno del Signor Bargigli, come si può conoscere essendo il suo disegno stato scartato …il solo Palco Scenico fu costruito a norma del disegno del Signor Bargigli , e per rimediare alli errori commessi in questo , la Società [ degli Impavidi ] ha dovuto spendere tre Milla franchi …il signor Bargigli non ha assistito , né diretto la Fabbrica del Teatro”
 
1809. 2 giugno
 Gli Accademici propongono al comune di Sarzana l’acquisto del teatro, ormai ultimato , come si evince dai dettagli della bozza dell’atto predisposto per la vendita .La transazione ,evidentemente , non andò a buon fine.
1809 . 9 settembre
 Il Teatro viene finalmente inaugurato con la rappresentazione del dramma giocoso in musica “Astuzia contro astuzia” di Pietro Carlo Guglielmi , su libretto di Bernardino Mezzanotte , e con il ballo eroicomico di Luigi Dupain :  “La donna nel Bosco”.
 La grande lapide marmorea, originariamente posta sulla facciata del teatro, ben riassume l’impresa dei signori “impavidi” :  Fingendis moribus/ relaxandis animis /  virtutibus aemulandis /aere collato extruebant [ avendo raccolto il danaro ,lo costruivano per educare i costumi, rasserenare gli animi ed emulare le virtù]
 Per realizzarlo si era  imposto il sacrificio del convento e della chiesa dei domenicani , certo non lieve , anche se il Targioni Tozzetti , nelle sue “Relazioni” osservava  che “…essa chiesa è fabbricata senza buon ordine d’Architettura .”,con la sala centrale modellata sulla navata dell’edificio sacro preesistente e il proscenio ad occupare il chiostro del convento. Della struttura originaria restano tracce nelle lunette affrescate nel XVII secolo con episodi della vita del Santo ,ancora esistenti nel settore dei camerini .
 Le caratteristiche principali del teatro ,  interessantissima struttura di incontro tra l’architettura settecentesca e le nuove istanze neoclassiche , sono : pianta a “ferro di cavallo” , apertura quadrata del boccadopera con arcoscenico rettilineo sostenuto da lesene corinzie ed architravi  , tre ordini di palchi sovrastati dal loggione , volta centrale affrescata da Giovan Battista Celle rappresentante una fantasia di amorini suonatori. Sono andati perduti il sipario principale dipinto dal Maret , raffigurante Omero in atto di accompagnare sulla lira i versi dei suoi poemi immortali , e il sipario minore con scene di ninfe e fauni nel bosco , sempre opera del Celle. Viene rappresentato il dramma in musica di Domenico Cimarosa  Lo sposo senza moglie
1811.
 Viene rappresentata l’opera Griselda  di Ferdinando Paer .
Dalle cronache dell’epoca : “ …lo spettacolo è riuscito oltremodo  piacevole e brillante …l’abilità degli attori ,il buon gusto della musica , l’eleganza e la ricchezza del vestiario , tutto ha contribuito a rendere pienamente soddisfatti i numerosi concorrenti al teatro …”
 Dal “Giornale degli Appennini” ,edito a Chiavari ,del 20 giugno 1811 , veniamo a sapere che in occasione del battesimo del Re di Roma  “ …la sera finalmente nel teatro dei signori Impavidi il famoso equilibrista detto “il Furioso”  eseguì …sorprendenti giochi di forza e di equilibrio”
1815.
Dopo un crollo (verosimilmente  parziale) viene ricostruita la volta centrale.
1823.
Viene  rappresentata la  Matilde di Chabran di Rossini.
1824.
 Viene  rappresentata la  Gazza Ladra  di Rossini
1827.
Vengono rappresentate le opere Elisa e Claudio di Mercadante  e  la Cenerentola di Rossini .
 Le cronache dell’epoca ricordano : “ …la sfarzosa illuminazione del teatro …”
 In occasione delle celebrazioni della reliquia del  “Prezioso Sangue di Gesù” (conservata in Cattedrale)
viene rappresentata l’opera  Il Pirata di Vincenzo Bellini . Il manifesto con cui si annuncia l’evento cita : “… il genio del colto pubblico che si delizia di una armoniosa musica sentimentale”.
1836.
Sotto la direzione del primo violino Foghel, modenese, nasce una orchestra stabile con almeno 15 elementi.
1840.
Il teatro viene riaperto dopo un periodo si chiusura per opere di restauro . Tra queste ,interventi su pregevoli ornati e dipinti .
1842.
 Emanuele Repetti nel suo Dizionario Geografico etc.  così descrive il Teatro Nuovo : “…vago per forme e per ornato è il nuovo teatro fabbricato nel principio del secolo XIX da una società di otto soli accademici, che lo hanno recentemente fatto dipingere e adornare. Risiede davanti alla piazza che fu clausura delle Clarisse presso la Porta Nuova sulla strada del Borgo nel locale dove fu .… il convento dei frati Domenicani”
1845.
 La piazza antistante il teatro vide, come testimoniano i verbali della pubblica sicurezza, accese e violente  dispute  tra le diverse fazioni di questo  o quel cantante . Queste interessanti note di colore evidenziano quale funzione di stimolo sociale e culturale avesse ,a quel tempo, il teatro , nel pieno solco delle intenzioni degli accademici fondatori.
 settembre
 Per dieci serate una giovane Eleonora Duse si esibì sul palcoscenico degli  Impavidi , il successo fu notevole ,con le cronache che esaltano la bravura dell’attrice  , definita “…poco più che fanciulla”
 1912.
 Iniziano a “contaminare” la funzione propria della struttura quelle proiezioni cinematografiche , che lentamente , ma inesorabilmente, prenderanno il sopravvento sul “cartellone” teatrale .
 1944
 La volta del teatro viene centrata da una bomba e parte del settore sinistro è gravemente danneggiata.
 1999.
Il Comune acquista il teatro
 2002
 Iniziano i lavori di consolidamento e restauro
 2005
Termine del primo lotto di lavori
  

 

 

 

 

 

 

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Please publish modules in offcanvas position.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella pagina di policy & privacy